domenica 28 novembre 2010

studenti e pensionati


"Vedere gli studenti, i giovani manifestare a fianco dei pensionati mi fa uno strano effetto, come quando vedo gli studenti, i professori e i baroni manifestare dalla stessa parte"

Maria Stella Gelmini

Ha del paradossale. Un ministro della repubblica potrebbe lodare la coesione sociale, la coscienza civile e politica finalmente risvegliata,  il patto di ferro che lega le generazioni e che costituisce uno tra ammortizzatori sociali più importanti in Italia. 

Per Maria Stella, invece, studenti e professori, giovani e pensionati, dovrebbero battersi. In nome della sua riforma. Meglio sarebbe il conflitto intergenerazionale. Che gli studenti non si battano insieme ai loro padri e nonni. Che ognuno faccia la sua piccola lotta di categoria.

Poi il ministro continua:

"E' un paradosso. Sappiamo che l'università è composta anche da manifestanti, ma vorrei ricordare che sono molti di più i ragazzi che intendono studiare e che regolarmente si recano negli atenei a sostenere gli esami e vogliono un'università del merito, che spenda bene i soldi dei contribuenti, e dove l'autonomia venga coniugata con la responsabilità delle scelte".

Dove non ci sono fratture vere, il ministro le inventa. Fratture tra i manifestanti, nullafacenti perdigiorno, e i ragazzi che studiano regolarmente. Tra gli studenti che si recano negli atenei a sostenere gli esami e i ribelli. 

Non viene in mente al ministro che si tratta delle stesse persone. E che, se mai volessimo fare una distinzione, a manifestare sono proprio coloro i quali hanno più coscienza civile e politica. Tra giovani e pensionati. Tra studenti e professori. Quelli che comprendono meglio i meccanismi del potere e le conseguenze della disgregazione sociale. 

Mentre gli altri, i tanti che non protestano, possono non essere necessariamente i migliori. Ma soltanto i più rassegnati. I disillusi. Sono anche gli unici su cui questo governo può tentare di ricostruire un consenso ormai sul viale del tramonto definitivo. 




venerdì 30 aprile 2010

Ad Urbino si discute di povertà

Gruppo di Studio sui Diritti Umani

Urbino - Marzo-Maggio 2010

 

Serie d’incontri su

L’Età dell’Impoverimento

 

3 maggio 2010, ore 16.00

Aula C1, Facoltà di Sociologia, Università di Urbino

Che cosa è subalterno?

Fabio Frosini

 

10 maggio 2010, ore 16.00

Aula C1, Facoltà di Sociologia, Università di Urbino

Diseguaglianze e percorsi di impoverimento

Yuri Kazepov e Giovanni Torrisi

 

 

Serie d’incontri su

Africa

 

17 maggio 2010, ore 16.30

Aula C1, Facoltà di Sociologia, Università di Urbino

Africa e diritti umani. Riflessioni a margine della Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli

Riccardo Cappelletti

 

25 maggio 2010, ore 16.30

Aula C1, Facoltà di Sociologia, Università di Urbino

Diritti umani tra ideali e concretezza nelle procedure di re-insediamento

Francesca Declich

domenica 28 marzo 2010

Poesia Civile

La pochezza del loro linguaggio indica la povertà delle loro menti.

Come se il mondo fosse solo una palla e per farla girare bastassero due o tre parole, quelle giuste per ogni occasione. L’abuso non ama innovare la terminologia, l’essenza del resto è sempre la stessa.

Navigate nel nostro tempo, nella giustizia da voi inventata; per noi solo inganni, neppure troppo nascosti. Il re non è mai stato così nudo.

Guardo me stesso e la mia povera figura, perché penso che non sia tutto perduto mentre volete distruggere quel poco futuro che mi rimane? Non so come difendermi. Mi chiedo chi è più cialtrone fra noi.

Il problema è mio. Voi siete seri e pragmatici. La vita umana per voi è polvere sopra le scarpe. Avete ben altri conti da fare. Prendete da una parte e sparate dall’altra.

Ora voglio usare parole solite e ordinarie. Le vecchie trite parole sono rassicuranti per me, che non ho un futuro. Forse parlerò di GIUSTIZIA, lo so vi faccio ridere!

Ma voglio usare vecchie parole barocche piene di muffa per creare un nuovo mondo dove voi non siete più, che un rumore in lontananza.

venerdì 12 febbraio 2010

Uno stato eccezionale

 Lo stato d’eccezione si contrappone in maniera netta allo stato di diritto. Già  Karl Schmitt ne fa parte della sua ontologia politica, sostituendolo in gran parte alla sovranità.   

Si tratta di un concetto pre-giuridico e pre-moderno (Hans Kelsen), un’attribuzione mi(s)tica di potere che viene attribuita all’eccezionale carismatico condottiero dotato di una “totale energia”, da contrapporre alla “totale debolezza” che caratterizza invece le incarnazioni dello stato liberal democratico, incapace di decisioni politiche nette, e dolorose.

Lo stato d’eccezione mal convive con lo stato di diritto. Non ne tollera regolamenti, procedure, leggi e lacciuoli. L’eccezionalità di questo stato ne impedisce di fatto il suo sottostare ad un sistema costituzionale e democratico.

Come è stato sottolineato (Giorgio Agamben),  lo stato d’eccezione non è né la (brutta) copia di una dittatura, né  qualcosa da rifuggire a tutti i costi.

Piuttosto, si tratta di una situazione che, anche in uno stato di diritto, si rende necessaria in alcune situazioni, appunto, eccezionali ed improvvise. Catastrofi, esondazioni, terremoti, allagamenti, esplosioni.

In tali casi è necessario apporre alcune eccezioni allo stato di diritto e alle sue procedure. Si immagini se si dovessero tenere i concorsi per trovare il personale di supporto in occasione di un terremoto. O una gara d’appalto per la ricostruzione di un ponte o il ripristino di una ferrovia.

La protezione civile (PC), in Italia, assolve a questa funzione.  Riferisce direttamente alla presidenza del consiglio è libera dal controllo della Corte dei Conti e financo dell’autorità per i lavori pubblici.

La PC, non essendo vincolata alle lente procedure dello stato di diritto e della democrazia,  così intimamente interconnessi, può intervenire con la celerità necessaria nelle situazioni che lo richiedono.

Corruzione, concussione, favori e familismo possono diventare in questo contesto più che in altri degli elementi necessari. Diventando delle procedure più efficaci ed immediate rispetto ad altre. Se ci si conosce direttamente, e se si hanno forti interessi privati interconnessi, se si condividono relazioni intime: diventa più semplice svegliar qualcuno nel cuore della notte. più semplice che qualcuno si attivi celermente. Diventa più probabile che questi agisca con tempestività ed efficacia. Anche perchè, in una situazione di emergenza ed in una società dell'informazione, in questi casi si è comunque sottoposti all'attenzione dei riflettori.

I controlli si muovono dalla procedura (stato di diritto) al risultato (stato di eccezione).

Quando subentra l’eccezione, il fine giustifica i mezzi. E lo stato di diritto ingloba l’eccezionalità in quanto tale.

Dov’è allora il problema? La stortura?

Giochi del Mediterraneo,  Anno Giubilare Paolino, Viaggi del Papa, Mondiali di nuoto, Esposizione delle spoglie di San Giuseppe da Cupertino, Vuitton Cup.

Per citare soltanto alcune delle eccezionali calamità di cui la PC si è occupata negli ultimi anni. Trasformare dei normali eventi (più o meno grandi) in eventi eccezionali e quindi non passibili di alcun controllo procedurale, vuol dire trasformare lo stato di eccezione in stato di arbitrio.

Se infatti lo stato di diritto offre un controllo procedurale, quello di eccezione un controllo dei risultati, quello dell’arbitrio non offre né l’uno, né l’altro.

Non abbiamo quindi soltanto una ipertrofia dello stato naturale di eccezione, che da sporadica indispensabile necessità diventa mala normalità. Piuttosto una sua trasformazione in stato dell’arbitrio.

Questo fa il nostro stato fondato sull’arbitrio, ma non certo eccezionale.

 

venerdì 5 febbraio 2010

Smartphon

Smartphon(e)

Provate a leggere l'articolo di news di repubblica economia, link sopra.

Va bene non firmarsi. Ma non sapere neppure l'ortografia corretta in Globish dei nuovi telefonini è un doppio tradimento.

Nei confronti di chi ha a cuore la lingua e nei confronti di chi ama nuove tecnologie e il Globish.

il nostro anonimo scrittore di news economiche di Repubblica scrive "Smartphon", dimentico della "e" finale. Ma in maiuscolo.

Invece la "badante" resta in minuscolo.

Smartphon è scritto in Globish (errato), si potrebbe addurre.... Falso anche questo. I voli "low cost", restano in minuscolo.

Badante invece, resta in italico. A questo punto perchè non Colf?

Più che gli indicatori dell'istat, dovrebbero cambiare i giornalisti.

mercoledì 27 gennaio 2010

ipad vs padd

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Il 27 Gennaio la apple lancia il suo ipad. "Innovativo" device tattile.

Negli USA, la versione base, con soli 16 Gb di memoria costa 499 dollari; con 32 Gb il prezzo sale a 599 dollari. Se si vogliono 64 Gb si dovranno sborsare ben 699 dollari. Aggiungendo il wi-fi e l'umts, invece,  si partirà da 629 dollari; i 32 Gb e 64 Gb costeranno rispettivamente 729 dollari e 829 dollari.

Considerate le caratteristiche, di "innovativo" c'è soltanto il prezzo. Difficile distinguerlo da classico padd di trekkiana memoria.
















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Il  










lunedì 25 gennaio 2010

Nichi


comunista. cattolico. omosessuale.

e vincente

Lo vota il 73% degli elettori alle primarie del centro sinistra per la presidenza della regione Puglia.

Anche quando non potrebbe far altro che vincere, sembra che il PD si impegni a voler perdere a tutti i costi.

Prendiamo le recenti elezioni primarie il Puglia. Essendo delle elezioni interne al centro sinistra per la definizione del candidato presidente migliore, il PD avrebbe potuto celebrare questo suo mito fondativo. Massimizzandone gli effetti in termini di immagine ed elettorali. 

Invece si affanna alla ricerca di improbabili alchimie politico-istituzionali. E alla fine perde le uniche elezioni che sembrerebbero impossibili da perdere, le proprie primarie.

Se vi sembra strano, immaginate lo scontro tra Ilary e Obama, e poi spiegatemi, se ce la fate, come il partito democratico americano avrebbe mai potuto perdere in quelle elezioni.

Parafrasando Moretti, sembra che la iena (di volpe poco è rimasto) del tavoliere se le inventi proprio tutte per non fare nulla di sinistra. (e pure per non farlo fare agli altri).

 


mercoledì 20 gennaio 2010

democrazia e legalità

Più voci, anche autorevoli vedi  l'articolo uscito oggi su Repubblica.it a firma ZAGREBELSKY ,riassumono il problema del conflitto, sempre latente ma esploso negli ultimi anni, tra magistratura e governo, come un conflitto tra principio democratico e principio di legalità.

Il governo verrebbe legittimato nel suo operare dal voto popolare e democratico. La magistratura dal diritto. Il problema nascerebbe dal voler bilanciare questi due principi.

Convergono su questa posizione ministri della giustizia ed esimi costituzionalisti. Da destra e da sinistra, con qualche, cautissima, riserva al centro. Come già scritto da Zagrebelsky, tutti riconoscono che "il problema c'è". Anche se nessuno sa bene come risolverlo nell'attuale assetto costituzionale. La maggioranza continua a sfornare provvedimenti di chiara natura incostituzionale, se non eversiva, mentre l'opposizione si compiace di non essere al governo e di poter così passare di mano più velocemente possibile la patata bollente. 

Il problema invece non c'è. O meglio, si tratta di un problema diverso.

Il principio di legalità, lo stato di diritto e la democrazia sono espressioni dello stesso sistema politico-sociale. Il fatto che due poteri dello stato confliggano non vuol dire affatto che i principi lo siano. Tutt'altro.

La legittimazione (da lex, legis) popolare e il principio di legalità (da lex, legis) sono invece inestricabilmente connessi. Insieme formano la democrazia. Non può essere altrimenti. Poichè ognuno acquista senso nella relazione con l'altro. Un'elezione al di fuori di un principio legalitario diventa cesarismo. Uno stato di diritto di unica elezione diventa nazismo. Nella loro complementarietà invece, nasce la democrazia.

Al fine di consentire al cittadino di eleggere liberamente i propri rappresentanti, è necessario che questo disponga di diritti civili e politici. Senza questi, l'elezione è una farsa.

Questi diritti fanno parte delle costituzioni e afferiscono direttamente al principio di legalità.

La stessa elezione di Berlusconi non avrebbe alcun senso se fosse stata effettuata ledendo i principi di legalità.

Diritti civili e politici non sono gli unici che danno senso e legittimano l'azione del governo. Lo sono anche i cosìdetti diritti di terza e quarta generazione. I diritti sociali, i diritti dell'identità e della personalità, i diritti ad una vita degna e senza discriminazioni. Il diritto ad un'informazione imparziale e libera.

La magistratura, potere dello stato, ha tra le sue funzioni quella di proteggere l'esercizio di tali diritti (o meglio di giudicare coloro i quali trasgrediscono) . Protegge di conseguenza anche il senso che viene attribuito all'elezione che da potere all'esecutivo. In altre parole legittima l'azione di governo, in quanto certifica e ascrive la procedura formale e quella sostanziale che ha portato l'esecutivo ad essere tale.

D'altronde si commette anche un errore (grasso) quando si dice che l'esecutivo, in Italia, ha certa investitura popolare. Costituzionalmente, invece, l'esecutivo gode della fiducia del parlamento, che può toglierla in qualsiasi momento. E' il parlamento l'organo legittimamente eletto, non il governo. Nè il suo presidente. I frequenti voti di fiducia non sono un segno di ottima saluta del nostro assetto democratico.

Abbiamo quindi almeno 2 aporie nel discorso pubblico sul conflitto tra principi di legalità e legittimazione popolare:

  1. i principi di legalità e quello di legittimazione popolare sono in conflitto. 
    Falso. sono invece necessariamente complementari. La loro relazione da vita alla democrazia.
  2. il governo ha legittimazione popolare, mentre la magistratura ha la salvaguardia della legalità.
    Falso, il governo viene legittimato dal parlamento, che è invece l'organo a legittimazione popolare. La magistratura da senso alla democrazia anche attraverso la salvaguardia dei diritti fondamentali.

L'intreccio del sistema democratico vuole che tutti i poteri dello stato siano legittimi. Non esiste una legittimazione più forte di un'altra. 

Ma allora, da dove provengono i problemi che tutti evocano, non chiarendone però mai, tantomento a sinistra, confini e soluzioni?

A voi la parola.

lunedì 18 gennaio 2010

Filiberto. Un escluso?


ITALIA AMORE MIO(Sanremo 2010)

(Pupo) Io credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro,

nel sentimento che ci unisce, intorno alla nostra famiglia.
Io credo nelle tradizioni, di un popolo che non si arrende,
e soffro le preoccupazioni, di chi possiede poco o niente.

(E. Filiberto) Io credo nella mia cultura e nella mia religione,
per questo io non ho paura, di esprimere la mia opinione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola,
che oggi più serenamente, si specchia in tutta la sua storia.

(L. Canonici) Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.

(E. Filiberto) Ricordo quando ero bambino, viaggiavo con la fantasia,
chiudevo gli occhi e immaginavo, di stringerla fra le mie braccia.

(Pupo) Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente,
ma chi si può paragonare, a chi ha sofferto veramente.

(L. Canonici) Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio

(Pupo) Io credo ancora nel rispetto, nell’onestà di un ideale,
nel sogno chiuso in un cassetto e in un paese più normale.

(E. Filiberto) Sì, stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.

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Rifiuto di fornire, per ovvie ragioni, ogni commento.

Lascio agli avventori del blog il piacere di esprimere il loro entusiasmo o disgusto al riguardo.